L'abuso di informazioni privilegiate — in inglese insider trading — si verifica quando una persona compra o vende titoli finanziari sfruttando informazioni riservate non ancora disponibili al pubblico.
Si tratta di informazioni che, se diffuse, cambierebbero il prezzo di un'azione o di un'obbligazione.
Un esempio classico: un dirigente di un'azienda sa che la sua società sta per acquisire un concorrente. Prima che la notizia venga annunciata, acquista azioni del concorrente. Quando la notizia esce, il prezzo sale e lui incassa un profitto. Questo è insider trading.
Chi può commettere questo reato
Non solo i manager aziendali. Chiunque entri in possesso di informazioni privilegiate — avvocati, consulenti, giornalisti, ma anche familiari o amici di chi lavora nell'azienda — può essere considerato responsabile se usa quelle informazioni per operare in Borsa.
La legge distingue tra insider primari (chi ha accesso diretto alle informazioni per via del proprio ruolo) e insider secondari (chi riceve le informazioni da altri). Entrambi possono essere perseguiti.
Perché è illegale
Il mercato finanziario funziona correttamente solo se tutti gli investitori partono dalle stesse informazioni. L'insider trading rompe questa parità, creando un vantaggio sleale per chi ha accesso a notizie riservate, a danno degli altri investitori che operano all'oscuro.
In Italia è disciplinato dal Testo Unico della Finanza (D.Lgs. 58/1998) ed è considerato un reato penale, con pene che possono arrivare a diversi anni di reclusione e sanzioni pecuniarie molto elevate. A vigilare è la Consob, l'autorità italiana di controllo sui mercati finanziari.
Come viene scoperto
Le autorità di vigilanza monitorano i movimenti anomali in Borsa: picchi di volume o variazioni di prezzo insolite nelle ore o nei giorni che precedono un annuncio importante sono spesso il primo segnale di indagine.
Le comunicazioni digitali (email, messaggi) costituiscono spesso le prove decisive.
